Ebbene, cari i miei venticinque lettori, forse vi starete ancora chiedendo "ma dov'è stato il Kappa a fine luglio?", o forse no. Io vi rispondo lo stesso, chissenefrega.

Eravamo a Patmos, nel Dodecaneso, e da qui l'immagine di partenza. Questa qui sotto è invece l'immagine ufficiale di questa vacanza.

Quello a destra sono io, quella al centro la mia morosa (santa donna!) e quello a sinistra l'indiscussa protagonista di questa vacanza: la Poderosa III: l'eroico motorino che ci ha scorrazzato per tutte le due settimane di permanenza sull'isola.

Ma facciamo un passo indietro. Arrivare a Patmos non è difficile, ma nemmeno facilissimo. Bisogna prendere a Verona l'aereo per Rodi (ma se avete culo potete trovare un volo per Kos che è più vicina), e da qui prendere il traghetto per l'isola. Da Rodi sono circa nove ore di viaggio, cinque se prendete il catamarano, che però costa quasi il doppio.
Prendete il catamarano, ne vale la pena.
Patmos è un'isola tranquilla, ci sono parecchi turisti ma pochissimi inglesi ubriachi che invece proliferano su Rodi. In compenso ci sono torme di famiglie francesi rigonfie di bambini urlatori che faranno di tutto per rendere invivibile il vostro tratto di spiaggia. Di solito basta ignorarli, al limite qualche urlo dovrebbe risolvere la situazione, o, in casi estremi, una sassata ben assestata. Di italiani ce ne sono parecchi ma fanno di tutto per non farsi riconoscere.
Le spiagge sono magnifiche. Ce ne sono per tutti i gusti: sabbiose, sassose, rocciose, nudiste.
Nel caso preferiate quest'ultima opzione, vi consigliamo di portarvi dietro una crema solare a protezione MOLTO ALTA.

Sopra, la mia preferita:Psili Ammos. Difficile da raggiungere a piedi, ma ne è valsa la pena!


Ma Patmos non è solo famosa per le sue spiagge. È anche l'isola in cui S.Giovanni Evangelista ricevette la Rivelazione che lo portò a scrivere la sua Apocalisse omonima. Apocalisse significa infatti rivelazione, e io che pensavo chissà cosa.
La cittadina di Chora ospita infatti il santuario e un meraviglioso monastero che, a causa delle acque infestate dai pirati, assomiglia più ad un imprendibile castello che ad un luogo di culto.

Chora è un paesello arroccato sull'altura maggiore dell'isola, ed ha degli scorci davvero molto belli.

Sull'isola ci sono moltissimi asini, che se ne stanno immobili sotto il sole a picco, tanto da farci sinceramente pensare che potessero essere finti. Non lo sono, e questi sono i tre più grossi che abbiamo trovato.

Sull'isola ci sono anche numerosi gatti, tutti bisognosi di affetto ma soprattutto di cibo. In questa foto, una pelosetta, opportunamente soprannominata dalla mia morosa (santa donna!) "rompigatto", particolarmente intraprendente. Se solo non fossi allergico...

Altra curiosità sulla Grecia: come si dice "anguria"? Si dice "karpusi", e vi conviene impararlo presto, perché è buona usanza greca offirla agli ospiti. Anche in molti ristoranti, magari non servono il caffè, ma una fetta di karpusi a fine pasto ve la offrono volentieri.
Qui sotto: "Magnum con karpusi"

Al ritorno ci siamo fermati due giorni a Rodi e abbiamo visitato un po' il centro: il castello dei Cavalieri di S.Giovanni, l'acquario, il porto. Rodi ha una storia millenaria che mi affascina. È tra l'altro appartenuta all'italia (insieme a tutto il Dodecaneso) dal 1912 al 1947.

Ecco. È stata una vacanza stupenda. Abbiamo preso un sacco di sole, graziati dal maltempo e dagli incendi. Il mare era bellissimo, il cibo greco è sempre un piacere per la gola, abbiamo incontrato persone sempre cordiali e gentili, abbiamo visto dei posti che, davvero, andavano visti e abbiamo passato due splendide settimane all'insegna dello svacco. Totale.
Ci sono domande?
technorati tags:vacanze, Grecia, Patmos, 2007
Blogged with Flock