Bangalore Surfin' - Prima parte.
Ho iniziato a scrivere questo racconto una decina di anni fa, e l'avevo praticamente dimenticato in una cartella del mio hard disk. L'altro giorno, rimettendo ordine tra i file è saltato fuori. L'ho riletto e non l'ho trovato affatto male, per cui ve lo propongo qui. Più o meno siamo in tema.
Bangalore Surfin'
Prima parte
Avevo conosciuto Gardaland Gundam all'African Balooba Circus (ABC per i frequentatori più assidui), una bettola per derelitti nel centro di Dakar, a pochi passi dal Palazzo delle Nazioni Virtuali, un postaccio pieno di bagasce in preda all'alcol, spacciatori di smart drugs e marinai polacchi in vena di confidenze.
Non mi era piaciuto molto, per la verità, con quel suo sguardo ibrido, le protesi e tutti quei tatuaggi olografici; ma avevo imparato a conoscerlo ed apprezzarlo. Ci avevo messo quasi vent'anni, ma ci ero riuscito.
Quella sera me lo ritrovai al mio solito tavolo mentre stavo bevendo il mio settimo Godzilla, un cocktail radioattivo almeno quanto il suo nome.
Gardaland Gundam era l'ultimo residuato del periodo pre-UHSW (Ultra-High Speed Web), l'ultimo paladino delle connessioni TCP-IP, dei modem analogici, dei mouse e dei Jaz da 1 Gigabyte. In un mondo che navigava in rete a colpi di Terabyte al secondo, dove i computer viaggiavano a frequenze allucinanti con mostruose emissioni di microonde, per cui rimuovere la schermatura di un computer equivaleva a distruggere in pochi secondi qualunque forma di vita nel raggio di decine di metri, un uomo -se tale lo possiamo definire- come il vecchio Gardaland, era una specie di ultimo immortale, una leggenda vivente.
Lui era Gardaland Gundam, colui che nel 1984 espugnò il mainframe ultraprotetto del Pentagono utilizzando solamente un Commodore 64, e fece trasmettere a tutti i satelliti spia nordamericani il messaggio "Gundam needs a Mac!", causando, se non una guerra nucleare, almeno un casino pazzesco. A Washington erano cadute molte teste, e l'Agenzia aveva dovuto ammettere la propria incapacità a beccare il bastardo che aveva piantato quella rogna.
Ma nella comunità di proto-hackers, che ancora si destreggiavano tra microprocessori a 8 bit e manciate di miseri kilobyte di RAM, Gundam era ben conosciuto, anche se nessuno sapeva né chi fosse in realtà, né come avesse fatto a sproteggere l'accesso ai megacalcolatori del NORAD senza lasciare la minima traccia.
Nelle menti dei segugi governativi che lo braccavano tra le arcaiche linee telefoniche di quegli ultimi anni del XX secolo, Gardaland Gundam doveva apparire come uno studente brufoloso di elettronica, uno di quei nerd pronti a diventare miliardari rubando qualche stupido programma a qualche altro nerd poco ferrato in materia di copyright.
Gundam però sfuggiva a qualunque definizione. Su di lui gli psicologi incaricati dall'FBI di tracciarne un profilo avevano sparato delle cazzate colossali; c'era chi tra loro sosteneva si trattasse di un "isterico immaturo", chi invece rispolverava il Sempre Utile Edipo Irrisolto e chi addirittura intascava il compenso e dichiarava la sua "incapacità a riferire un personaggio simile ad uno schema psicostrutturale corrente".
Per la verità, in un mondo che annaspava rincorrendo l'evolversi della tecnologia, uno come Gundam era una spanna sopra tutti.
Costantemente aggiornato in fatto di nuove tecnologie, egli spiazzava in continuazione i suoi inseguitori con trucchi strabilianti, che adesso farebbero ridere, ma che allora erano il massimo dell'avanguardia, e in pochi anni Gardaland Gundam diventò un mito assoluto per i suoi emuli, e una spina nel fianco per le polizie di mezzo pianeta.
Fine della prima parte.
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