Ed ecco la seconda puntata delle avventure di Gardaland Gundam. Non so voi, ma io ho passato delle vacanze natalizie terrificanti. L'istituto per cui lavoro era chiuso dal 22 di dicembre fino al 7 di gennaio, ma ho pensato bene di approfittarne per finire un paio di lavoretti extra, e mi sono fottuto le vacanze passandole davanti ad InDesign. Yeah. Come sono venale, però.
Ah. Umberto mi ha fatto conoscere gli Offlaga Disco Pax. Meritano, davvero. Grazie, Umberto.
Altra cosa: tenete d'occhio The Apple Lounge: domani dovrebbe uscire la terza puntata di Silicon Kids.
Infine: le strisce torneranno presto. Giuro.
Bangalore Surfin'
Seconda parte
La carriera di hacker professionista di Gundam era cominciata nel 1981, all'età di quattro anni e mezzo, quando, fattosi forte degli insegnamenti del padre, tecnico elettricista presso l'AT&T, ma con una laurea in fisica buttata alle ortiche, aveva manomesso il telefono dell'asilo per telefonare a casa senza monetina.
Da lì in poi era stato un crescendo. Nuove esperienze, nuove tecnologie, nuovi avversari che lo incalzavano sempre più, ma lui resisteva, accrescendo le proprie abilità in maniera esponenziale.
All'età di cinque anni dopo un rimprovero della maestra aveva fatto promuovere a tutti gli esami, tutti gli studenti di tutte le scuole e facoltà universitarie degli Stati Uniti. Nessuno era stato in grado di capire cosa fosse successo. Nel 1984 aveva venduto al miglior offerente (i Nordcoreani, probabilmente) pezzi di quello che sarebbe stato il codice del nuovo sistema operativo basato su interfaccia a finestre sviluppato da PARC e Apple.
Alla tenera età di sedici anni si era laureato in ingegneria informatica e teoria del caos al Massachussetts Institute of Technology con un lavoro dal titolo "Connessioni ad alta velocità e meditazione Zen: un approccio epistemologico". Un delirio. Certi professori della facoltà di Scienze dell'informazione, se fossero ancora vivi, starebbero ancora sghignazzando alle sue spalle. Prese il minimo dei voti, alcuni giornali specializzati parlarono di lui come di "una grande promessa rivelatasi una bufala incredibile" altri lo difesero tirando in ballo fesserie del tipo "ragazzino dall'infanzia negata" o "bit generation - degenerazione elettronica".
Per niente amareggiato dallo scontato insuccesso, ritornò alla sua casa nei sobborghi di Cupertino, nel cuore di quella che allora veniva chiamata Silicon Valley, si trovò un lavoro come commesso in un drug-store vicino casa e riprese tranquillamente la sua molto più proficua e interessante attività di hacker informatico.
Una mattina di settembre del 1998, mentre era sul suo G3 nuovo fiammante intento a sproteggere il database dell'FBI per controllare le informazioni che avevano su di lui ed eventualmente farle sparire, fu visitato da due signori in completo nero ed occhiali Ray Ban che, dopo aver brevemente discusso con i suoi genitori, ma soprattutto dopo averli convinti con due pallottole al teflon nel cranio – giusto per non sbagliare – se lo portarono via su una macchina giapponese in direzione del deserto del Nevada. Sparì così per la bellezza di dodici anni.
Quando, nell'autunno del 2010, fu avvistato sulla statale per Las Vegas da una pattuglia di polizia, il mondo come lo conosceva prima del suo rapimento non esisteva più.
La California e buona parte della costa occidentale degli Stati Uniti e del Messico erano stati inghiottiti dal terremoto più spaventoso della Storia. La nuova Silicon Valley si trovava ora in Africa, in Zimbabwe, per la precisione. Harare, la capitale, da piccola città di neanche un milione di anime, era divenuta una megalopoli di diciotto milioni di abitanti che orbitavano intorno alle oltre ventimila aziende informatiche a capitali sudanesi, nigeriani, europei, cinesi, sudafricani, statunitensi e giapponesi.
E lì, la leggenda di Gardaland Gundam era tornata a fiorire.
Si sedette con circospezione di fronte a me, facendo cigolare le protesi. Il vecchio Woz, uno hippy di età indecifrabile (ma doveva avere comunque quasi centoventi anni pure lui), si svaccò tranquillamente sulla seggiola rimasta libera.
"Pace, fratello."-disse Woz rivolto a me.
Fine della seconda parte.
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